Come risolvere il problema italiano: piccolo è bello

Nella storia dell’uomo, L’Italia è stata per ben due volte il centro globale dell’innovazione, dell’invenzione e del progresso: una volta con i Romani, ed in seguito durante il Rinascimento. Nessun’altra parte del mondo può vantare di esser stato il leader globale ben due volte.

Gran Bretagna – una volta
Gli Stati Uniti – una volta
L’Espagna – una volta
La Grecia – una volta
L’Egitto – una volta
La Cina – forse due volte
La Turchia con gli Ottomani
Le Peru con le inche
La Mongolia – sempre una volta

Ma l’Italia – due volte. L’unico paese del mondo.

Non è possibile dubitare della potenzialità degli italiani. Non è nemmeno possibile dubitare del loro talento.

Eppure, a seguito dell’unificazione, l’Italia è stata teatro di scontri interni, burocrazia, criminalità, la mafia, la camorra, corruzione, inflazione, divisioni, fascismo, comunismo, regolamenti, leggi. Il suo Stato è ipertrofico, il suo sistema politico disfunzionale. Il paese, anche se unificato nominalmente, di fatto non lo è.

Non sono gli italiani ad avere mancanze, ma è il sistema italiano ad essere problematico: il sistema politico, sociale ed economico.

Nella storia sono state le nazioni più libere e con il potere più distribuito a rivelarsi non soltanto le più prospere, ma anche le più innovative.

Nel 1000 dopo Cristo, gli europei avevano un reddito procapite minore della media del resto del mondo. Cina, India ed il mondo musulmano erano più ricchi ed avevano una tecnologia superiore: la Cina aveva la macchina da stampa già da 400 anni; la sua flotta dominava i mari. Ancora nel tardo 1400 gli standard di vita più alti si potevano trovare in Cina, in posti come Nanjing. Ma gli imperi d’Oriente divennero centralizzati e gravati da burocrazia e tasse.

Nell’Europa Occidentale invece il potere era più distribuito perchè era composta da tanti piccoli stati. Non c’era nessun corpo dirigente fatta eccezione per la Chiesa Cattolica Romana. Se in uno stato le persone venivano ostacolate, o venivano soppresse nuove idee ed innovazioni, allora si potevano spostare rapidamente in un altro. La concorrenza era una possibilità concreta. Le città stato d’italia come Genova e Firenze rappresentano un valido esempio. Venezia in particolare ha dimostrato grande innovazione nel trasformare un’apparentemente inutile palude in un’unica fiorente città.

Durante il 16° secolo il cattolicesimo che stava diventando corrotto iniziarono ad essere rovesciate nel Nord Europa. La bibbia fu tradotta in varie lingue locali. Il movimento protestante vide liberalizzazione. L’utilizzo della stampa di Gutemberg, inventata il secolo prima, aumentò la diffusione della conoscenza e di nuove idee, e quindi la decentralizzazione del potere. Nei due secoli seguenti l’Europa del Nord raggiunse l’Europa del Sud, e poi la superò. Prima l’Olanda, fatta anch’essa da tanti piccoli stati. Poi, fu la volta dell’Inghilterra che, aveva diminuito il potere centrale riducendo l’autorità del monarca dopo la guerra civile e legando la sua moneta all’oro.

Nel frattempo, all’Est, l’Impero Ottomano e la Cina conobbero un periodo oscuro, con un governo centrale composto da elites imperiali o autocratiche. Nel 1950 il cinese medio era povero, se non più povero di chi viveva nello stesso posto 1000 anni prima.

Il successo dei piccoli stati continua anche al giorno d’oggi. Ecco una lista delle nazioni più prospere del mondo in termini di PIL procapite rapportato al potere d’acquisto

Luxembourg
Qatar
Macau
Singapore
Norway
Kuwait
Brunei
Switzerland
Hong Kong
San Marino
Stati Uniti (Una volta parecchi piccoli stati)

Alcune di queste nazioni – Qatar, Norvegia, Brunei, – beneficiano delle loro riserve di petrolio. Ma allora perchè le altre nazioni come Arabia Saudita, Russia, Iran, Cina, Nigeria o Venezuela non compaiono nell’elenco?

Altre piccole nazioni – Lussemburgo e Svizzera ad esempio appaiono nella lista a causa del loro competitivo sistema fiscale e bancario. Ma la possibilità di cambiare le regole bancarie e fiscali sono solo opzioni legislative e quindi disponibili alle nazioni di tutto il mondo.

Nel 1950 gli Stati Uniti, con la sua moneta fortemente ancorata all’oro, una grande libertà, tasse molto ridotte, diritti di proprietà e stati semi autonomi, era la prima della lista. Mano a mano che il governo centrale aumentava, la sua posizione scendeva.

La caratteristica principale di tutte quelle nazioni, fatta eccezione gli Stati Uniti, è che sono piccole. In uno stato piccolo c’è meno distanza tra chi sta in cima e chi sta in fondo, c’è più trasparenza e responsabilità, è più difficile per lo stato nascondere le cose, meno sprechi e più dinamismo, la potere non e centralizzata. Piccolo vuol dire flessibile, piccolo vuol dire competitivo, piccolo vuol veramente dire bellissimo.

Di conseguenza una grande Europa pianificata centralmente è proprio l’opposto della direzione in cui dovremmo muoverci. La sua forma sta già portando povertà alla sua gente. Quello che va bene in Germania chiaramente non è adatto al sud dell’Europa, ma il modello che l’Europa vuole è inflessibile e deve essere lo stesso per tutti. Se l’innovazione, la prosperità ed il progresso di un popolo sono l’obiettivo di un governo, non solo l’Europa dovrebbe dividersi, ma altrettanto dovrebbero fare le nazioni che la compongono.

Il Belgio ad esempio (approssimativamente) potrebbe dividersi tra le linee di chi parla Fiammingo a Nord e coloro che parlano francese al sud.

Come potrebbe dividersi l’Italia e ovvio – il vostro modello Rinascimento

Un paese diviso in più parti non vuol dire barriere tra loro: rimane possibile commerciare e scambi, non c’è bisogno di confini e dogane.

Ci sono potenziali Leonardo, Galileo e Botticelli – eppure Watts, Bells and Eddisons in ogni società,. Ma per emergere hanno bisogno delle giuste circostanze – una sinergia di libertà, conoscenza, attitudine sociale e prosperità. Quelle non si trovano sotta la burocrazia, i regolamenti, e le tasse, non si trovano nel grande stato. Si trovano nel piccolo.